LA FU ALESSIA CAMPANELLA
Io ero Alessia Campanella.
Avevo sedici anni, i capelli rossi, portavo gli occhiali e indossavo sempre una felpa larga e i pantaloni della tuta.
Ogni mattina mi svegliavo alle sei e mi preparavo per andare a scuola, alle 14:00 tornavo a casa, mangiavo e studiavo fino a tardi, per poi tornare a dormire.
Ormai vivevo un loop che non cessava mai.
Decisi che era momento di finirla.
Finsi la mia morte, lasciai una lettera in cui spiegavo che ormai non aveva più senso continuare a vivere in questo loop e scrissi che mi sarei buttata da un burrone.
La cosa che mi lasciò interdetta fu il fatto che, la settimana dopo la mia scomparsa, trovarono un corpo nel burrone che, essendo irriconoscibile, pensarono fosse il mio.
Mi dispiace per il fatto che ci siano i genitori della ragazza che hanno ritrovato ed identificato come me, che la stanno ancora cercando, ma allo stesso tempo non mi pento di nulla.
Dopo aver finto la mia morte scappai in un altro stato, il Nevada, più precisamente mi trovavo a Las Vegas.
Cambiai colore e taglio di capelli e cominciai a vestirmi meglio e truccarmi in modo esagerato più spesso.
Ora il mio nome é Mary Jane Nichols.
La mia fortuna( o sfortuna) più grande da quando ho cambiato città è che la mia prima notte a Las Vegas l'ho passata in un casinò, dove ho vinto 500.000.000 di dollari, che ho utilizzato per rifarmi una vita da zero.
Ho comprato una villa a Malibu, in cui trascorro le mie vacanze estive, e passo la maggior parte del mio tempo in discoteca o nel casinò in cui ho avuto la mia prima vincita, sperando di farne un'altra, anche più fortunata se possibile.
Senza contare che posseggo due auto sportive e un mini jet privato, che uso quando mi stanco di fare shopping in questa città e voglio andare a farlo nelle boutique più lussuose.
L'ultima volta che ho fatto shopping in un'altra città sono andata in una Boutique di Chanel a Parigi.
Ho un sacco di amiche a cui faccio molto spesso regali.
La settimana scorsa ho regalato a tutte le mie amiche un ciondolo da Tiffany molto costoso.
Hanno amato questo regalo.
Io non ho mai ricevuto regali da loro, ma in ogni caso non mi interessa, perché posso comprarmeli da sola, grazie alla mia vincita.
Questa vita è sempre stata meglio della precedente perché vivo ogni attimo, senza pentirmene, ormai da sei anni.
L'unica cosa di cui mi pento è il fatto di non aver proseguito gli studi dopo la prima laurea, come invece avrei voluto fare nella mia vita precedente.
Dopo aver sentito la mia storia vi domanderete perché ora sono qui a parlarvene.
Anche se andrò a contraddire quello detto precedentemente, in un certo senso, la mia vita non era più così perfetta.
E' successo tutto l'anno scorso, quando in una scommessa al casinò ho puntato 10.000.000 di dollari.
La distanza tra me e il fallimento era sempre più vicina, i numeri del mio conto in banca continuavano a scendere.
Un mese fa c'erano solo 10.000 dollari a tenermi ''lontana'' dal cadere in fallimento, ma non ascoltai il buon senso che mi diceva di riprendere in mano la mia vita e vendere i miei averi, perché dopo le prime vincite avevo cominciato ad essere sempre più sicura di me stessa e quindi ero anche sicura di vincere, ma così non fu.
Persi la scommessa, mi indebitai, ma non volevo rinunciare al lusso.
Persi la casa, infatti ora vivo in un appartamento, senza pagare l'affitto da un mese.
Quando le mie ''amiche'' lo vennero a scoprire mi abbandonarono.
Scoprii che spesso rubavano oggetti di valore dalla mia casa, ma io non me ne accorgevo perché ne avevo fin troppi.
In effetti ero stata abbastanza stupida, con tutta quella fortuna non avevo messo neanche delle telecamere in casa.
Solo in questo momento mi accorgo di essere sempre stata sola.
Nonostante tutte le ''amiche'' che mi circondavano, nessuna mi stava accanto per come sono fatta caratterialmente, ma solo perché le riempivo di regali.
Nessuno mi aveva mai chiesto 'come stai?' sinceramente.
Perché, anche se può sembrare una domanda scontata e fin troppo banale, non lo è affatto.
Sono sei anni che qualcuno non me lo chiede.
L'ultima volta che mi hanno fatto questa domanda, era stato un ragazzo in biblioteca a porgermela.
Stavo piangendo per un libro dal finale strappalacrime, uno dei soliti libri che la vecchia me amava leggere (in effetti, se ci penso, non leggo da un po'), quando questo ragazzo mi si avvicinò e si sedette accanto a me.
Stringeva tra le mani lo stesso libro, da cui fuoriuscivano post-it colorati.
L'unica differenza tra il mio e il suo libro era che il suo era logoro, come se l'avesse riletto più e più volte, fino a consumarne le pagine.
''Lo so, il finale fa piangere sempre anche me.'' Mi disse porgendomi un caloroso sorriso.
''Non capisco perché gli scrittori facciano sempre accadere qualcosa di brutto, è troppo chiedere di farli vivere felici e contenti?'' Gli risposi ridendo, nonostante avessi gli occhi ancora un po' rossi dovuti al pianto.
''Secondo me merita un sequel in cui lui resuscita e si sposano.'' Rise ancora il ragazzo sconosciuto.
''Comunque come stai?'' Aggiunse poco dopo.
''Bene credo'' Risposi e, prima che potessi chiedergli la stessa cosa, il suo telefono squillò e mi disse che doveva scappare.
Non ho mai più rivisto quel ragazzo, anche perché la settimana dopo finsi la mia morte.
Tornando a noi, ora mi ritrovo qui, dopo aver ricevuto una notifica di sfratto, senza un soldo, senza casa, senza amiche e senza cibo, e sto scrivendo questa lettera.
Questa è una lettera di addio.
Non mi pento di nulla nella mia vita, se non di quella maledetta scommessa che ha dato vita a tutto.
Come ho detto addio ad Alessia Campanella nella mia vita passata, ora dico addio a Mary Jane Nichols, questa volta però non si tratta di una menzogna, questa è la verità.
E dopo aver scritto queste ultime parole, io sarò morta, e l'unica cosa che si conoscerà di me sarà la mia parte falsa, perché, anche se non la tiro mai fuori, Alessia Campanella sarà sempre qui, da qualche parte e io non posso convivere sapendo di aver ferito lei e quelli che amava.
Poggiai la lettera sul comodino di quello che era il mio appartamento, poi misi fine a tutto.
Se Alessia/Mary Jane non si fosse uccisa e fosse tornata alla sua vecchia vita, ora il ragazzo della biblioteca, che aveva sentito della sua morte, non starebbe mettendo dei fiori sulla sua tomba, ma li starebbe dando direttamente a lei, come regalo per la loro amicizia.
E chissà, magari avrebbero passato il resto della loro vita assieme, a discutere dei pessimi finali di alcuni libri, invece di viverne uno dal vivo, con la differenza che lei se lo meritava.

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